Targa estera in Italia - Privat Import - Guida per esportazione auto

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Targa estera in Italia - Privat Import

Auto immatricolate all’estero contro multe e bollo: stop furbetti
Non sarà più possibile circolare in Italia con automobili straniere – o meglio: prima immatricolate in Italia e poi reimmatricolate in uno Stato europeo – salvo per chi darà dimostrazione di averne l’effettiva detenzione.
Diversamente scatterà il ritiro della carta di circolazione e ulteriori misure limitative della disponibilità del mezzo. È questa la principale misura del ddl “anti-furbetti dell’auto” che sarà in discussione lunedì prossimo alla Camera dei deputati. La misura si è resa necessaria per evitare l’uso di veicoli stranieri, da parte dei residenti in Italia, al solo fine di evitare di pagare multe, autovelox e di aggirare le disposizioni fiscali (vedi bollo auto).

Ma come avverrà tutto ciò? Nel codice della strada sarà inserita una nuova norma con regole molto più stringenti.
In particolare l’articolo 132-bis stabilirà che chiunque, residente anagraficamente in Italia, vi circola alla guida di veicoli immatricolati (in via provvisoria o definitiva) in uno Stato dell’Unione Europea o dello Spazio economico europeo deve essere in grado di documentarne le regolari detenzione e circolazione, in particolare in caso di veicolo proveniente da una precedente immatricolazione in Italia.

In pratica la filiera di disponibilità del mezzo dovrà essere trasparente. In mancanza di tale documentazione scatterà la sanzione amministrativa pecuniaria del pagamento di una somma da euro 84 a euro 335 con il ritiro della carta di circolazione per trenta giorni.

Nel caso di veicoli di proprietà di imprese estere di leasing o di locazione senza conducente in disponibilità a persona fisica residente anagraficamente in Italia, o a persona giuridica, anche di diritto estero, con una sede legale o secondaria in Italia, per un periodo superiore a trenta giorni, circolanti nel territorio nazionale, è prescritta la reimmatricolazione con targa italiana, entro sessanta giorni dall’acquisizione in disponibilità.
Nel ddl troveranno spazio anche regole più trasparenti sulla segnalazione degli autovelox.
La strumentazione elettronica per il controllo della velocità potrà essere attivata 300 metri dopo la segnaletica di inizio limite di velocità e non prima.   Infine per le biciclette scatterà la possibilità di parcheggiarle anche sui marciapiedi e nelle zone pedonali e di circolare in direzione contraria al senso di marcia in caso di zone urbane con limite di velocità ridotto a 30 km/h.

La circolazione dei veicoli con targa estera


La Convenzione di Ginevra del 19 settembre 1949 (ratificata con legge 19 maggio 1952, n. 1049) e successivamente la Convenzione di Vienna del 1968 (che ha sostituito la precedente tra le parti firmatarie) hanno imposto a tutte le nazioni aderenti di riconoscere il certificato di immatricolazione dello Stato di origine del veicolo per un periodo non inferiore ad un anno.
In conformità a tali convenzioni, l’articolo 132 del Nuovo Codice della Strada prevede che gli autoveicoli, i motoveicoli e i rimorchi immatricolati in uno Stato estero, adempiute le formalità doganali, se prescritte, sono ammessi a circolare in Italia per la durata massima di un anno, in base al certificato di immatricolazione dello Stato di origine; decorso tale termine non possono più circolare se non vengono nazionalizzati (cioè immatricolati in Italia), pena l’applicazione della sanzione pecuniaria di cui al successivo comma 5 (e non dell’articolo 97 comma 3).
Numerosi i problemi interpretativi sollevati dall’articolo in commento.
Innanzitutto, il richiamo alle formalità doganali operato dal primo comma impone di distinguere tra importazioni comunitarie e importazioni extra-UE.


Importazione comunitaria


In ambito comunitario non esistono formalità doganali.
Il primo problema che si pone è stabilire se a tali importazioni sia applicabile l’articolo 132.
Parte della Dottrina in un primo tempo aveva affermato la tesi negativa, ritenendo che i veicoli comunitari potessero circolare con documenti e targa stranieri senza alcuna limitazione temporale.
L’opinione contraria, espressa da altra Autorevole Dottrina1 è stata suffragata da un importante parere del Ministero dell’Interno di cui si riporta il testo.

Ministero dell’interno
Servizio Polizia Stradale
Nazionalizzazione dei veicoli di proprietà di cittadini della U.E che hanno acquisito la residenza in Italia
(Risposta n 300/A/1/27794/111/56 del 24 ottobre 2007)
Si fa riferimento al quesito qui pervenuto con nota n. 38271/07 Coll.n. 29957/07 del 1° giugno 2007, concernente la corretta disciplina sanzionatoria da applicare ai casi di cittadini comunitari che dopo aver stabilito la loro residenza in Italia, continuano a circolare sul territorio nazionale con veicoli di loro proprietà, senza aver provveduto a nazionalizzare il mezzo.
Nel merito della questione, acquisito il parere del Ministero dei Trasporti, si ritiene che anche nei confronti dei conducenti di veicoli di cui trattasi, è configurabile l’applicazione delle disposizioni dell’articolo 132 del Codice della Strada con le relative sanzioni di cui al comma 5 del medesimo articolo.
IL DIRETTORE DEL SERVIZIO
Dr. A. Giannella


Pertanto, come precisato dalla citata Dottrina “mentre per la patente rilasciata in un Paese della U.E. non esiste un obbligo di conversione per esplicita previsione della direttiva 91/439/CEE, per quanto riguarda i veicoli non vi è analoga disposizione e, ferma restando la libera circolazione transfrontaliera (che ha fatto venire meno l’applicazione della legge doganale in materia di contrabbando), il veicolo potrà circolare per un anno ai sensi dell’articolo 132, ma entro tale termine dovrà essere reimmatricolato (di norma senza necessità di visita e prova), ovvero esportato.
Quindi, ad esempio, un cittadino francese che si trasferisca definitivamente in Italia potrà circolare al massimo per un anno con il veicolo recante targa e documenti di circolazione rilasciati in Francia, ma entro tale termine dovrà provvedere all’immatricolazione italiana, senza necessità di visita e prova (salvo il caso in cui debba essere revisionato o sia di importazione parallela o in altri casi particolari)”.
Anche con tale precisazione tuttavia i problemi per l’interprete non sono finiti. Infatti, non essendo prevista alcuna formalità doganale in ambito comunitario diventa difficile stabilire la data di definitiva importazione di un veicolo immatricolato in uno Stato membro. “Se il veicolo è immatricolato a nome dello stesso soggetto che ha stabilito la residenza in Italia si potrà presumere tale data da quella di acquisizione della residenza del proprietario del mezzo valutata congiuntamente alla prima notizia della presenza del veicolo nel nostro Paese (ad esempio per conoscenza diretta o qualora vi sia altra prova, come potrebbe essere un verbale di accertamento di una violazione), ma è anche possibile che il veicolo venga introdotto in Italia da un soggetto già residente”.

Importazione extra-UE

I veicoli extracomunitari per poter circolare all’interno del territorio italiano devono assolvere agli obblighi doganali. Tale adempimento non è richiesto ove si tratti di “Temporanea Importazione”.
In base all’art. 1 della Convenzione di Vienna un veicolo è detto in «circolazione internazionale» sul territorio di uno Stato quando:

  • Appartiene ad una persona fisica o giuridica che ha la propria residenza fuori di detto Stato;

  • Non è immatricolato in detto Stato;

  • Vi è temporaneamente importato;


La temporanea importazione è disciplinata dalla Convenzione di New York del 4 giugno 1954, ratificata con Legge 27 ottobre 1957, n.1163 e recepita dalla Direttiva 83/182/CEE3 (valida per tutti i paesi aderenti). In base a tale normativa i veicoli appartenenti a persona residente all’estero possono circolare in Italia con targa e documenti stranieri in esenzione dal pagamento dei diritti doganali per un periodo non superiore a sei mesi nel corso di un anno (anche non continuativi) solo ed esclusivamente se vengono rispettate alcune regole. Essi possono essere condotti solo dallo stesso proprietario o da un suo parente entro il terzo grado residente all’estero o da altra persona sempre residente all’estero munita di delega. La delega non è necessaria, e alla guida può trovarsi anche un residente in Italia, se il titolare (o un suo parente entro il terzo grado residente all’estero) è a bordo del veicolo. Condizione primaria è dunque la residenza fuori dal territorio doganale, riferita al titolare, ma anche al conducente.
 La mancanza di uno o più di tali requisiti comporta, ai sensi degli articoli 216, 282, 292 del Testo Unico Leggi Doganali (D.P.R. 43/1973, abbreviato T.U.L.D.), la realizzazione del reato di contrabbando (depenalizzato, dal D.Lvo 507/99, per l’evasione di oneri doganali inferiori a sette milioni delle vecchie lire, pari a circa 3999 euro). In tali casi l’art. 301 prevede il sequestro del veicolo.

Ricapitolando, in caso di veicolo con targa extracomunitaria introdotto in Italia in regime di temporanea importazione (senza pagamento di diritti doganali) si determinerà l’illecito di contrabbando nei seguenti casi:

  • Conducente residente in Italia

  •  Conducente, residente in Stato extracomunitario, diverso dal proprietario e senza delega

  •    Veicolo usato per fini commerciali

  •      Permanenza in Italia per un periodo superiore a 6 mesi (in tal caso non è previsto il sequestro del veicolo)


 
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